giovedì 4 marzo 2010

C i sentiamo oggi!


Ci sentiamo oggi
dalle 18 alle 19:30
Su www.radiogas.it!

(e la domenica comprate il misfatto, fa bene al buonumore)

martedì 2 marzo 2010

Forse un giorno sarò madre




Forse un giorno sarò madre.
Forse.
Nel caso in cui ciò accadesse avrei da rispondere a un sacco di domande: i bambini sono fatti al 60% d'acqua, al 10 di curiosità e al restante di "perchè?".
E sarà terrificante.
"Vedi, la mamma non può portarti a vedere le balene, perchè mentre tu non eri ancora nato le hanno uccise tutte."
Oppure:
"No piccolo, non possiamo andare in vacanza in Sicilia. Il ponte di Messina ha portato così tanti soldi alla mafia che ormai tutta l'isola è zona militare"
O ancora:
"No figlio mio, non possiamo andare a Gardaland: la mamma e il babbo sono senza contratto. E' scaduto ieri e ancora non ce l'hanno rinnovato"
O anche:
"Sciocchino, non si può andare sulla neve. Ormai ci sono 20° anche d'estate, e la neve non cade più. Però sai, quando ero più piccola io c'erano delle cose che si chiamavano "ghiacciai eterni"..."
O addirittura:
"Come perchè devi metterti lo scafandro per uscire, il buco nell'ozono ormai è diventato talmente grande che lo chiamano l'ozono nel buco!"

A parte gli scherzi: abbiamo il dovere di lasciare questa terra migliore di come l'abbiamo trovata. I nativi americani dicevano che "questa terra non ci è stata lasciata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli".

E io non saprò che rispondere a mio figlio, se mai nascerà.

giovedì 28 gennaio 2010

Parliamo di: NIGERIA



La Nigeria si trova nell'Africa occidentale, è lo stato più popoloso del continente con circa 150.000.000 di abitanti. E' al 166° posto come PIL pro capite e l'indice di sviluppo umano è fra i più bassu, con lo 0,47%, al 158° posto. E' al 140° posto su 177 paesi per il tasso di alfabetizzazione. Il paese è nel golfo di Guinea, le sue città più importanti stanno nelle pianure del sud, mentre le pianure del nord sono molto più aride. Al centro ci sono colline e altipiani. I fiumi Niger e Benue la dividono praticamente in 4 parti, poi si incontrano e raggiungono l'Atlantico formando il delta del Niger. Il clima è equatoriale, la stagione delle pioggie dura da 4 a 7 mesi all'anno, poi viene la stagione asciutta. Nella zona costiera le piogge sono più distribuite e diminuiscono leggermente in inverno.

Ci sono 250 gruppi etnici circa, a nord la maggioranza sono Hausa - Fulani, a sud-ovest Yoruba, nell'area sud-orientale la mggioranza è Igbo. Queste 3 etnie sono chiamate le Big Three e hanno caratterizzato la conflittualità politica nigeriana. Gli Hausa-Fulani sono soprattutto musulmani, mentre fra gli Igbo prevale il cristianesimo.

Dal 1960, ovvero da quando la Nigeria si è resa indipendente dall'Inghilterra, il problema ha sempre riguardato la posizione delle risorse e la divisione del potere fra nord e sud, che l'Inghilterra amministrava come se fossero due stati diversi.
Lo squilibrio di poteri fra il nord, favorito, e il sud, più produttivo ma politicamente svantaggiato, ha portato nel 1967 alla guerra civile più sanguinosa della Nigeria, la guerra del Biafra, dove il sud abitato dagli Igbo tentò di separarsi. La guerra durò dal 6 luglio 1967 al 13 gennaio 1970, il governo reagì duramente portando popolazioni di regioni intere ad essere decimate dalla fame: si stimano 3.000.000 di morti, la maggior parte per cause non belliche: fame e malattie. La maggioranza delle infrastrutture Igbo fu distrutta, l'accesso ai conti correnti agli appartrenenti a quell'etnia ristretto, gli Igbo furono discriminati e negli anni '70 divennero uno dei gruppi tecnici più poveri della Nigeria. L'amministrazione di città a forte prevalenza Igbo, quale Port Harcourt, fu affidata a gruppi etnici rivali.

La guerra civile aveva fatto si che il governo militare di Johnson Aguiyi-Ironsi, che si era insediato nel 1966 con un colpo di stato, si consolidasse. Nel dopoguerra questo governo fu di nuovo accusato di distribuire i proventi del petrolio del Delta del Niger in modo imparziale, favorendo il nord a di scapito, nuovamente, del sud (ex Biafra), ma rimase in carica in un clima di tensioni etniche continue. La corruzione raggiungeva (e raggiunge) livelli allucinanti.
Furono varate leggi che vietavano la costituzione di partiti basati sull'appartenenza etnica, ma è quasi impossibile farle rispettare. Il 29 maggio 2000 il giornale The guardian of Lagos riportò che il presidente Olosegun Obasanjo aveva deciso di concedere la pensione di guerra anche a chi aveva combattuto nelle forze del Biafra. Nelle elezioni precedenti aveva avuto un forte sostegno da parte degli Igbo.

Nel 1999 l'esercito lasciò pacificamente il potere dopo 16 anni di dittatura militare, con la vittora di Olosegun Obasanjo, che licenziò centinaia di militari che detenevanocariche politiche, stabilì una commissione d'indagine per investigare sulle violazioni dei diritti umani, fece rilasciare i detenuti senza prove, rescisse i discutibili contratti di licenza stipulati dai militari, si mosse per la restituzione di milioni di $ nascosti in conti esteri.
Aumentarono i diritti umani e la democrazia, oltre alla libertà di stampa; ma col federalismo iniziaronoi primi problemi fra stato centrale e i governatori degli stati.

Ovvia, ora si comincia.
Ritornano le violenze interetniche, nel 1999 scoppiano violente dimostrazioni nello stato di Kaduna a causa delle lotte per la successione ad un emiro: 100 vittime e passa in un giorno solo. Aa novembre del 1999 l'esercito distrugge la città di Odi, in Bayelsa, uccidendo moltissimi civili per vendicare i 12 poliziotti uccisi da parte di malviventi locali. Sempre a Kaduna, fra febbraio e maggio nel 200 muoiono più di 1000 persone durante gli scontri per l'introduzione della Shari'a nella legge dello Stato; per rappresaglia vengono uccise centinaia di persone di etnia Hausa nel sud della Nigeria. Settembre 2001: più di 2000 persone morte negli scontri religiosi a Jos, nell'ottobre 2001 vengono uccise centinaia di persone emigliai adevono fuggire per violenze interetniche nella zona centrale del paese.

Nonostante l'urbanizzazione piùttosto brusca e costante la Nigeria resta un paese rurale: il 10% della popolazione lavora nell'industria, il 70% vive di agricoltura, pesca e pastorizia basate spesso su un'economia di sussistenza. La ridistribuzione della ricchezza è fra le peggiori al mondo.
Il paese è in crisi economica da anni, e da esportatore di cibo è diventato importatore, 3/4 della popolazione viva con poco più di 1 $ al giorno, in 18 regioni nigeriane il tasso di povertà è pari al 50% o superiore. In molte aree mancano i servizi di base più elementari quali acqua potabile, ospedali, scuole e strade. L'acqua infetta porta malattie curabili che diventano però mortali per chi non si può permettere le cure: tifo, diarrea, epatite A, malaria. Il 94% dei casi di poliomelite africani si trovano in Nigeria, nel 2003 la metà dei casi di poliomelite mondiali erano in Nigeria, nel 2004 anche a causa dei capi religiosi musulmani avversi ai vaccini i casi sono quintuplicati, e se ne sono presentati alcuni anche nei paesi confinanti, dove la polio era stata debellata. I capi religiosi musulmani erano convinti che i vaccini fossero un sistema dei paesi occidentali per rendere sterili le ragazze musulmane nigeriane. Nle maggio del 2004 lo stato di Kano ha accettato di riprendere le vaccinazioni, ma con vaccini prodotti in Indonesia non volendo quelli statunitensi.
Il primo caso ufficiale di AIDS fu diagnosticato in Nigeria nel 1986, e da allora la malattia è cresciuta continuamente: nel 2005 era arrivata al 5,4% della popolazione, cioè 3.000.000 di persone, in alcune zone toccava l'otto e due percento. Circa il 5% delle donne incinte sono infette dall'HIV e circa 300.000 bambini nascono già infetti. 99 bambini su 1000 muoiono entro il primo anno di vita, e 191 entro i primi 5 anni. La speranza di vita è di 47 anni.

Il petrolio è la fortuna e la maledizione della Nigeria: la sua estrazione causa gravi danni ambientali: inquinamento di acqua, aria e suolo, degradazione e sterilità delle terre coltivabili, avvelenamento delle acque e morte della fauna ittica, deforestazione per cercare nuovo suolo coltivabile. Il petrolio forma strati oleosi sul terreno, sulle rive dei fiumi. Basta infilare una mano nell'acqua per tirarla su nera, e tutto grazie alla cattiva manutenzione degli oleodotti da parte delle imprese petrolifere. Il petrolio penetra nella terra.
E' possibile che in una nazione che è fra le prima esportatrici di petrolio da 30 anni, che ha incassato più di 320 milioni di dollari di Royalties, il 75% della popolazione viva sotto la soglia di povertà?
Si.
Dal delta del Niger partono milioni di barili di petrolio dal 1970, la Nigeria è il primo esportatore di oro nero del continente. Tutti questi soldi finiscono in tasca ai politici e alle giunte militari corrotte del paese.
La popolazione ha conosciuto solo l'inquinamento, la criminalità che è aumentata con le gang armate che si contendono il territorio e fanno soldi contrabbandando il petrolio spillato illegalmente dagli oleodotti e rivenduto alle navi che aspettano al largo, le violenze della polizia che usa la mano pesante per proteggere gli oleodotti, base dell'economia. Fra il 2003 e il 2005 furono chiusi numerosi impianti per i continui rapimenti ed uccisioni dei dipendenti.

Un prete di Port Harcourt, le cui parole sono state confermate da Amnesty International, rivela che la polizia non distingue fra i civili e le gang: entrano nei villaggi, distruggono tutto e saccheggiano tutto quello che possono portare via. La gente non vede i proventi petroliferi e vive nella miseria nera, il governo locale (la Nigeria è federale) chiede spesso a quello federale una fetta più grande di questi proventi per programmi di sviluppo e sussistenza sul territorio, ma dalla capitale non risponde nessuno.

L'insoddisfazione e i problemi sfociano nella lotta armatacon la nascita del NDPVF (Niger Delta People's Volounteer Forces), che operano nella regione da anni e hanno strappato al presidente un accordo segreto dopo aver minacciato attacchi agli impianti e ai dipendenti. Indipendentemente dall'accordo nel Delta si continua a morire di petrolio.

Una delle etnie più presenti nel Delta del Niger è quella degli Ogoni, cui apparteneva anche Ken Saro Wiwa: poeta, scrittore, drammaturgo nigeriano che si fece promotore del MOSOP (Moviment For The Survival Of The Ogoni People) e denunciò più volte le condizioni di vita della sua gente. Fu fatto impiccare dalla Shell dopo un processo farsa con false accuse, la Shell ha pagato 11,1 milioni di euro per evitare il processo intentatogli nel 1996 dal Genny Green del Center for constitutional rights di New York, processo aperto proprio per la morte di Ken Saro Wiwa.
Al momento l'unica cosa che interessa al governo, cosa per la quale ha lasciato che la Shell ammazzasse uno dei suoi poeti, è che la produzione di petrolio non diminuisca. Pace all'anima della gente della Nigeria.

Le compagnie che ciucciano sangue e petrolio da questo paese e gli lasciano le scorie sono: AGIP, ELF, SHELL, ENI, CHEVRON. Nel 1993 5000 persone manifestarono contro una raffineria ELF a Obagi, la MPF (Mobile Police Force) reagì bruciando e saccheggiando villaggi e picchiando e ferendo le persone.
Il mese successivo 3000 persone che manifestavano a Brass contro uno stabilimento dell'AGIP sono stati dispersi coi lacrimogeni e picchiati da marina militare e MPF. Il loro villaggio è stato isolato per 9 mesi.
Nel gennaio 1993 alla grand emanifestazione degli Ogoni contro la Shell, 100.000 persone portate in strada da Ken Saro Wiwa, è seguita la repressione con 27 villaggi distrutti, 80.000 profughi, 2000 morti.

Il delta del Niger è una zona franca dei diritti umani, dove il governo non può o non vuole mettere le compagnie petrolifere davanti alle loro responsabilità. Amnesty parla di fuoriuscite di greggio, discariche abusive delle compagnia, gas flaring.
Il gas flaring è la pratica illegale di bruciare il gas che fuoriesce dai pozzi di petrolio e dalla sua lavorazione, invece di trattarlo e rivenderlo. E' energia, e potrebbe essere riutilizzato, ma per le compagnie petrolifere è un processo che costa troppo. E' una pratica spaventosamente inquinante, butta nell'aria Co2, benzene ed altre amenità, eppure circa 1000 pozzi hanno il loro bravo pennacchio di fuoco. Nel Delta sembra che albeggi anche a notte fonda. I bambini si ammalano d'asma sempre più spesso, aumentano cancro e sterilità, moltissime persone hanno strane lesioni cutanee. Piaghe.
Chi vive nel delta è costretto a bere, cucinare e lavarsi con acqua mista a petrolio, a mangiare cibo contaminato da petrolio e tossine, la loro terra si sta distruggendo per portare soldi nelle tasche di pochi e far viaggiare le nostre macchine. Il governo nigeriano è al corrente delle condizioni del Delta ma non si è mai mosso, e le compagnie hanno tutto l'interesse a far si che ciò non succeda.

Ultimamente in Nigeria sono scoppiate di nuovo le violenze religiose, cosa che nei nostri telegiornali praticamente inutili non è nemmeno passata. La novità è che adesso l'odio viaggia via SMS: messaggini sul cellulare che inneggiano all'odio e alla battaglia mandati soprattutto a ragazzini, i più influenzabili. Una media di 84 morti ogni 24 ore. A Jos in 4 giorni sono morte 326 persone, a Kuku Rama sono stati trovati 150 cadaveri. Si parla di minimo 550 persone gettate nei pozzi, fogne e canali di irrigazione, altri cadaveri sono stati ammucchiati e bruciati in massa.

martedì 19 gennaio 2010

Giorgio Perlasca, un italiano scomodo, editore Chiarelettere, scritto da Dalbert Hallestein e Carlotta Zavattiero.


Libro scritto con taglio giornalistico per rispondere alla domanda “perché l’Italia dimentica i suoi eroi” il libro ci dice che:
Perlasca è stato un fascista, ma ha salvato migliaia di ebrei
Perlasca è stato una persona di destra, onesto e rispettoso degli altri.
Perlasca non era un cattolico praticante, ma ebbe pietà e misericordia.
E’ stato dimenticato per quarant’anni in un’Italia che, nel dopoguerra, non poteva dargli un’etichetta politica che non poteva riconoscerlo come democristiano, comunista, socialista, missino e … onesto. L’essere solo “umano” non bastava.
Nelle interviste, ormai ottantenne, soleva dire che al suo rientro in Italia, nel dopoguerra, aveva fatto, per necessità, ogni sorta di mestieri, aveva fatto di tutto “fuorchè il ladro”.
Solo per l’interesse di alcune nobildonne ungheresi fuoriuscite in Germania il suo caso salì agli onori della cronaca, la sua storia conosciuta.
Il libro parla della sua attività a Budapest per il salvataggio degli ebrei, per gestione delle case protette, delle sue lotte con le “croci frecciate”, della sua faccia tosta nello spacciarsi prima “spagnolo” e poi “console spagnolo” dopo che il console, quello vero era fuggito in Svizzera; il tutto per spirito umanitario, senza trarne profitto o interesse.
Una persona così è rimasta ignorata per quarant’anni. Gli stati che lo onorarono per primi furono:
L’Ungheria dove venne ricevuto dal parlamento ed insignito della massima onorificenza del paese,
Israele dove venne riconosciuto “giusto” ed ebbe l’onore di piantare il suo albero accanto a quello di Simon Wiesenthal il “cacciatore di nazisti”
Gli Stati Uniti dove venne invitato all’inaugurazione del museo dell’olocausto e dove la stampa ne riconobbe i meriti e l’attività.
L’Italia conobbe Perlasca attraverso “mixer” la trasmissione di Gianni Minoli e tramite l’intervista e il libro di Deaglio “La banalità del bene”. Fu costretta ad accorgersene dopo che tutti i politici ai quali si era rivolto lo avevano ignorato. Lo fece quasi controvoglia perché lui non poteva avere etichette perché non poteva essere speso in una campagna elettorale.
E’ morto anni fa. In televisione ha avuto, postuma, la memoria e gli italiani hanno finalmente conosciuto una storia talmente vera da non sembrarlo.
Bello il libro, conciso, preciso, immediato, da leggere per riflettere se un italiano così non avrebbe meritato gli stessi funerali di stato che sono stati recentemente concessi a Mike Buongiorno.

Zeppelin

giovedì 7 gennaio 2010

Si riparte, la sindrome nel 2010



Si riparte! E oggi parleremo di... no sie, ascoltate e saprete, poi vi pubblicherò un simpatico riassunto.
A oggi, dalle 18 alle 19:30!
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